Testori e Pasolini

Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo

“Sono ‘bloccato’, caro Don Giovanni, in modo che solo la Grazia potrebbe sciogliere”.

Così Pasolini dopo il viaggio in Terra Santa per cercare i luoghi per il suo film sul Vangelo (che poi gira a Matera e dintorni) da cui nasce il bel documentario Sopralluoghi in Palestina, dove il regista rimane stupito della arida umiltà delle terre di Cristo. Si tratta di una lettera a Don Giovanni Rossi, della Cittadella (Pro Civitate) d’Assisi dove, come è noto, il progetto del film sul Vangelo di Matteo ha la sua origine (Cfr, Nico Naldini, Pasolini. Un vita, Einaudi, p.293).

La lettera continua con una definizione indimenticabile di quell’essere bloccato, così tragicamente e luminosamente descritta da Testori nell’articolo dell’”Espresso” sulla morte di Pasolini.

Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita, o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio.

Parlando della “coscienza e dell’angoscia di essere diviso”, Testori, in quell’articolo, A rischio della vita, Espresso 9-11-1975, descrive in Pasolini la tremenda solitudine, “questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso” il bisogno disperante di trovare un appoggio, “un riscontro; di trovare qualcuno” che allevi, furtivamente, in un incontro da non ripetere quello che evidentemente in quel momento sente in uno squarcio, in uno schianto simile (gli anni degli Scarozanti, Ambleto che torna indietro fino all’atto del concepimento, tre anni prima di un evento di rinascita): “la coscienza e l’angoscia di essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva”. Ancora altre frasi nel prossimo post.


“Chi ha voluto veramente la vita”

“Così chi ha voluto veramente la vita può trovarsi più presto degli altri dentro le mani stesse della morte che ne farà strazio e ludibrio. A meno che il dolore non insegni la ‘via crucis’ della pazienza. Ma è una cosa che il nostro tempo concede? ”. Così Testori nel bellissimo articolo per la morte


La “via crucis” della pazienza, è possibile?

C


Che accada un inizio

MA, CON O SENZA IL NOSTRO PERMESSO, IL FREDDO CEDE INFINE E UN BEL MATTINO SCOPRIAMO CHE IL VENTO È CAMBIATO E CHE COMINCIA A SGELARE (VAN GOGH). RILEGGO QUESTO FRASE DALLE “POSTAZIONI” WEB DEL GRANDE AMICO GIUSEPPE FRANGI, PERFETTA PER INCIPIT.  SIAMO NEI GIORNI DELLA BELLISSIMA  MOSTRA A CASA TESTORI  SU PASOLINI E I


La leggenda della Grigna

Alla guerriera bella e senza amore un cavaliere andò ad offrire il core, cantava: Avere te voglio, o morire! Così canta La leggenda della Grigna (vedi post precedente, per Antonia Pozzi, poetessa e scalatrice) nel testo registrato da Luigi Santucci: Alla guerriera bella e senza amore un cavaliere andò ad offrire il core, cantava: Avere


La sfida dell’altezza e “il semplice riconoscimento”.

Sì bello morire quando la nostra giovinezza arranca su per la roccia, a conquistare l’alto. L’ampio e l’altezza eroica, la sfida, il rischio, la scalata. Bruciare la candela da tutte e due le parti. Continua la poesia Alpe di Antonia Pozzi (Antonia Pozzi, Poesia che mi guardi, Luca Sossella editore, con allegato un bellissimo DVD


Con Giacomo (aprile-maggio)

“Nient’altro che una preghiera semplice ”. Maggio. “Prega con i tuoi amici”, così Giacomo ha detto a Pina, domenica 15 aprile, nella clinica Pio XI, a Roma, sulla via Aurelia. Pina è commossa, “non ha detto ‘pregate per me, per la mia guarigione’, ha detto prega con i tuoi amici”. Mi porta, il 26 aprile,